Subliminal Pop Concept

Quando hanno spiegato le mezze misure, ero assente.

ABOUT:


subliminalpop[AT]hotmail[DOT]com


LAVORARE:

Al momento serve solo a pagare bollette e affitto.


IN CONSOLLE:

09/03 - Prima membro del compianto soundsystem Warm My Mind, adesso propone dj set in solitaria che spaziano dall'indie al rock fino all'elettronica, a seconda delle occasioni e delle situazioni.


ON AIR:

11/06 - Ogni mercoledì, dalle 22 alle 23, conduce il programma radiofonico: SubliminalPop in effemme.
Sulla frequenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui.
(In replica la domenica a mezzanotte)



SCRIVERE:

??/02 - Un racconto, Jack, pubblicato nell'antologia dei finalisti al Premio Letterario Internazionale Il Molinello.
??/03 - Una poesia, Se il ceppo non si spacca a metà, pubblicata nell'antologia dei finalisti al Premio Montagna Viva.

01/04 - Un racconto, Work in progress, pubblicato nella raccolta di autori under 30 "Dammi Spazio". Pubblicata dalla casa editrice Il foglio ad inaugurazione dell'omonima collana (ISBN 88-88515-78-X).

04/04 - Una poesia, Gummo Flash, pubblicata insieme a una breve biografia, nella sezione New Talent's Lab del mensile Kult.
10/04 - Un racconto, Giuoco calcio, pubblicato (qui), da quelli di FaM.
03/05 - Una poesia, Anima, pubblicata nell'antologia "Navigando nelle parole" delle Edizioni Il Filo (ISBN 88-7842-087-5)
03/06 - Una poesia, Lineamenti, pubblicata nell'antologia "Poeti lombardi", edita dalla Giulio Perrone Editore (ISBN 88-6004-035-3).

03/07 - Un racconto, Condizioni Binarie, pubblicato nell'antologia "Tempo Scaduto", edita dalla Eumeswil Edizioni (ISBN 88-8937-819-0).



° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °


ASCOLTO...

Why? - Alopecia
Girls In Hawaii - Plan your escape
Laura Marling - Alas I Cannot Swim
Someone Still Loves You, Boris Yeltsin - Pershing
Tokyo Police Club - Elephant Shell
Portishead - Third
Russian Red - Kiss my elbow
Notwist - The devil, you + me
Yuppie Flu - Fragile forest
Electric President - Sleep well
The Last Shadow Puppets - The age of understatement
Adem - Takes
Death Cab For Cutie - Narrow stairs
Islands - Arm's way
Santogold - Santogold
Cajun Dance Party - The Colourful Life
Mojomatics - Don't pretend that you know me
Afterhours - I milanesi ammazzano il sabato
The Lodger - Life is sweet
Kawada - Shaving Your Beard On A Nice White Cloud
Fake p - Fake P
Shearwater - Rook
Lo Fine - Not for us two
Eight Legs - Searching for the simple life
Mates Of State - Re-arrange us
Le Luci Della Centrale Elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata
Bonnie "Prince" Billy - Lie Down in the Light
Wolf Parade - At Mount Zoomer
Ratatat - LP3
Tilly And The Wall - O
Deerhunter - Microcastle
Broken Social Scene Presents Brendan Canning
Sigur Ros - Með Suð í Eyrum Við Spilum Endalaust
Haley Bonar - Big star
The Little Ones - Morning tide
This is Ivy League - om.
Albert Hammond Jr. - Como Te Llama
Yann Tiersen - Tabarly (ost)
The Rural Alberta Advantage - Hometowns
Friska Viljor - Tour de hearts
Eef Barzelay - Lose Big
The Rascals - Rascalize
2sleepy - Art fraud
Black Kids - Partie Traumatic
Damien Jurado - Caught In The Trees
CSS - Donkey
Beck - Modern Guilt

LEGGO...

BOHUMIL HRABAL - Una solitudine troppo rumorosa RICK MOODY - The diviners

LETIZIA MURATORI - La vita in comune MARIO SANTAGOSTINI - Versi del malanimo

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subpop in effemme





 

 
venerdì, novembre 30, 2007

Postato da: subliminalpop alle 15:00 | link | commenti (2)
video

da “Absurdistan” di Gary Shteyngart - Guanda
 
Siamo agli inizi di settembre. Il cielo, di un azzurro incrollabile, è una vacua immensità che inspiegabilmente mi ricorda che popoliamo un piccolo pianeta sferico intento a roteare piano piano dentro un vuoto terrificante.
*
“C’è un limite a tutto!” gridai alla coppia di sposi in posa sotto Pietro, ventenni dal culo pelle e ossa che non riuscivano a cogliere l’orrore della vuota esistenza che li attendeva.
“Urrà, straniero!” gridarono loro di rimando alzando le bottiglie di vodka, ubriachi come tutti quelli in fuga.
Una delle nonne stava a guardia della macchina nuziale, una micro berlina Lada stipata e ornata di festoni blu e bianchi. “E’ quello che pensavo anch’io” mi disse allegramente a denti stretti. “Che tutto ha un limite. Ma ogni anno ho la prova che sbaglio.”
*
“Sono tutte buone cause” dissi. “Ma nessuno sa dove si trovi il vostro Paese o chi siate voi. Non avete una cucina tipica che sia conosciuta; gli esuli della vostra diaspora, per quel che ho capito, sono principalmente nella California meridionale, a tre fusi orari di distanza dalle centrali dei media nazionali di New York; e il vostro non è uno di quei conflitti riconoscibili, covati a lungo, come quello tra israeliani e palestinesi, un conflitto su cui la gente delle nazioni ricche può prendere posizione e litigare mentre è seduta a cena. Il massimo che potete fare è riuscire a coinvolgere le Nazioni Unite, come a Timor Est. Magari vi inviano delle truppe.”
*
La città era finita.
I grattacieli della Terrazza Internazionale erano ancora in piedi, ma le facciate erano state completamente spogliate dei vetri, e sotto non restavano che scheletri di travi e controtravi. Gli edifici, in questa reincarnazione, sembravano plastici espositivi carbonizzati per mobili occidentali usa-e-getta. L’Hyatt non era più la magica meta delle puttane più costose, ma piuttosto una scacchiera aperta di cinquecento riquadri, ciascuno contrassegnato da un identico letto Queen size, una toeletta in legno di ciliegio e una scrivania col ripiano di marmo. I grattacieli di uffici, d’altro canto, erano una complessa geometria di postazioni di lavoro confuse e unità modulari distrutte, una poltiglia impiegatizia da farti girare la testa come il più difficile diagramma di flusso immaginabile. Sotto tutta questa sofisticazione era evidente un semplice dato di fatto: l’Occidente, una volta messo a nudo, non era in fondo che una serie di componenti di plastica a buon mercato, poltrone gonfiabili e poster motivazionali in cornici scadenti. Le torri che avevano sovrastato la città come misuratori del livello di civilizzazione euroamericana raggiunto, erano solo alveari da lavoro e nient’altro. Così com’erano stati assemblati, alla stessa velocità potevano essere smantellati. Squadre di avventurosi scalatori locali stavano già scalando le nude facciate delle torri, portando giù i televisori a schermo piatto e i luccicanti sanitari dell’Hyatt grazie a un sistema di carrucole approntato nel giro di poche ore.
*
Al centro dell’azione, un giovane soldato cercava di alleggerire una matrona da una catenina mentre le dava un pugno in bocca. “E’ una rapina” urlava lei. “Salvatemi, cittadini! E’ una rapina!” Vedendo quel donnone lottare, chissà per quale ragione io e Timofej ridemmo nervosi. Forse perché ci ricordava qualcosa di molto sovietico – la dignità di una persona che viene fatta pubblicamente a pezzi.
*
Avevamo passato cinque anni ad amarci a New York e ancora non avevo idea di come reagire ai ghiribizzi di una mente che nella mia immaginazione assomigliava a uno stupendo girasole maturo abbattuto da un temporale estivo.
*
Non che io creda di poter volare come un uccello leggiadro o un assurdo superiore americano. Penso di poter volare nel modo in cui riesco a fare il resto – a balzelloni, mentre la gravità si ostina a scagliarmi contro al sottile striscia nera dell’orizzonte e le rocce acuminate mi graffiano tette e pancia, i fiumi mi riempiono la bocca di acqua muscosa e i deserti mi zavorrano le tasche di sabbia, e ogni ascesa conquistata a fatica è minacciata dalla possibilità di una rapida caduta nel nulla.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Lo dico subito, il suo esordio, "Il manuale del debuttante russo", mi era piaciuto di più. In questo romanzo mi sembra che Shteyngart si sia concentrato un po’ troppo sulla lavorazione della sua lingua, della sua scrittura, molto personale e per questo degna di nota, ma a volte troppo ingombrante, quasi una gabbia. Molto meglio verso le ultime 100 pagine quando sembra di sentire aprirsi uno spazio più libero dove le vicende possano scorrere.
D’altro canto questo gusto di Shteyngart per l’esagerazione e il grottesco, rispecchia la sua grande abilità nel far trasparire un’impietosa caricatura di una determinata parte del mondo moderno.

Postato da: subliminalpop alle 09:18 | link | commenti (2)
libri, letteratura, shteyngart

giovedì, novembre 29, 2007

da “Senza polvere senza peso” di Mariangela Gualtieri – Einaudi
(seconda e ultima parte)
 
Attraverso l’aia.
Dico al buio parole amichevoli.
Aguzzo le sonde – non mani servono
fra questi bastioni d’ombre
densità di vita sotto altra legge.
Io tento piano la sillabazione
di questo spavento
che forte mi chiama.
 
*
 
Tu manchi da questa camera e le cose non chiamano, oggi. Ho deciso che il tempo non passi. In tuo onore. Che non passi di qui e si fermi di sotto – dove gli uomini chiacchierano seduti barbaramente. Amore mio.
 
*
 
a Giovanna Sicari
Ora il gettito sborda da fondo cuore
e chiama forte che il fondo trema
e allora si posa la mano sul foglio
e dentro si forma un inchino
che la testa tagliata nel suo brulichio
ride quel riso
del demente bambino e ode
un tutto incompreso che calma
si accuccia nel calmo e guarisce
guarisce d’un altro guarire
scompare nello scomparire
e resta in quel pane
accolta, raccolta – l’ resta.
 
*
 
E i fiori mi mancavano mi mancavano
con quel loro sbirciare dal punto
d’oltretomba.
 
*
 
Stato di ribellione. Fango. Ronda che scopre
il fuggiasco e lo incatena. LO picchia malamente.
Sono io. MI fanno a pezzi. Lo sento.
Ho detto: vieni libertà sono pronta.
E mi assale una frusta. Uno scoppio.
 
*
 
Gli altri sono troppi, per me.
Ho un cuore eremita. Sono
impastata di silenzio e di vento.
Sono antica.
Mi pento ogni volta che vado
lontano dal mio stare lento
nelle velocità della sera, nelle auto schizzate
di pianto. Col loro buio abitacolo.
E se sfreccio a volte
sulla modesta moto, è per cantare
a gola stesa l’ultimo del paradiso
fare il mio guizzo pericoloso
con tutto quel vento nel petto
seminare parole beate
nel panorama nervoso.
 
*
 
Ma se non sto più
attenta se non tento di stare
nel presente tutta dentro
finirò vecchiamente con occhio
spento e la gioia che sento diventerà
marrone sulla testa e sarò morta
nel camposanto fra gli altri morti
dell’indifferenza.

Postato da: subliminalpop alle 14:47 | link | commenti (3)
poesia, libri, gualtieri

PUNTATA DEL 29.11.07

Edwood – Tender (Punk music during the sleep)
Bishop Allen – The Chinatown bus (The broken string)
 
Professor Pez – Looking at the stars (Pop Fest 2007)
Pants Yell! – Two French sisters (Alison station)
 
Five Blank Pages – Reverie’d (Last Blush)
The Poison Control Center – Magic circle symphony (A collage of impressions)
 
Maritime – Guns of Navarone (Heresy and the hotel choir)
 
Disco Drive – Gonna love this (Things to do today)
Settlefish – I go quixotic! (Oh dear!)
 
Nine Black Alps - Bitter end (Love hate)
Two Gallants – Despite what you’ve been told (Two Gallants)
 
The National – Green gloves (Boxer)
Stephen Fretwell – Now (Man on the roof)
 
The Upstairs Divine – Naked and all (Rosewood)
 
[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui] 

Postato da: subliminalpop alle 09:14 | link | commenti
subpop in effemme

mercoledì, novembre 28, 2007

X & Y
(agenzia matrimoniale)
 
X: Tu dovresti pensare a metter su famiglia.
(dice ridendo)
 
Y: E sì. Ma tu?
(risponde seria)
 
X: Non credo.
 
Y: Perché scusa?
 
(dopo qualche secondo nel quale tutti e due capiscono quanto la domanda sia inutile, ma altrettanto obbligatoria)
X: Questione di possibilità. Tu nell’arco di un anno incontrerai almeno 50 persone, tanto per fare un numero, che potrebbero anche solamente per un attimo rientrare in quella categoria. Per me, per come sono, se si supera l’unità, è già una buona annata.
 
Y: Ma non va bene comunque.
(scotendo la testa)
 
X: Già. Non va bene.
(scotendo la testa)

Postato da: subliminalpop alle 14:46 | link | commenti (2)
x y

3 x 2
(Ep)
 
Why¿- The hollows (Ep) 
 
 
 Why¿ – By Torpedo or Crohn’s (Dntel rmx)
 
 
 
 
Cats and Cats and Cats – Split (Ep) 
 
 
 Cats and Cats and Cats – Brilliant the brilli ant
 
 
 
 
Black Kids – Wizard of ahhhs (Ep) 
 
 
 Black Kids – Hit the heartbreakes
 
  

Postato da: subliminalpop alle 09:26 | link | commenti
musica, 3x2

martedì, novembre 27, 2007

17 Novembre 2007 - C'eri ?
 

15 Dicembre 2007 - Ci sarai ?
 

(settimana prossima tutti i dettagli)

Postato da: subliminalpop alle 12:11 | link | commenti (9)
me myself and i

IN VISIONE
 
Ratatouille
(U.S.A. - 2007)
 
di Brad Bird, Jan Pinkava
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non sono un appassionato del “genere Pixar”, però in un sabato sera, dopo due giorni di pioggia ininterrotta, con la forza appena per vestirti e mangiare una pizza fuori, quando rientri in casa, dopo neanche un paio d’ore d’aria, ci sta, riesce a liberarti per un po’ dal resto, il che mi sembra un buon traguardo.
 
 
Edmond
(U.S.A. - 2005)
 
di Stuart Gordon
con William H. Macy, Julia Stiles, Joe Mantegna, Rebecca Pidgeon, Ling Bai, Frances Bay, Patricia Belcher
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un film che me ne ha ricordati altri due, "Un giorno di ordinaria follia"  & "Fuori orario", e anche se non raggiunge i livelli di nessuno di questi, rimane comunque un buona visione.

Postato da: subliminalpop alle 09:39 | link | commenti
film, in visione

lunedì, novembre 26, 2007

da “Qualcuno era venuto a turbare il nostro cuore” di Marco Ciriello – peQuod

 

… così ho preso a pedalare in fretta e sono filato lungo il viale che gli alberi parevano un muro, un solo lungo passo di verde …

*

un paio di giorni dopo sam mi guarda e fa: bisognerebbe andare a new york, e dopo una pausa: è lì che devi stare per essere famoso, che poi è un dito solo lo spazio sull’atlante. stendi l’indice e zac ci sei.

una roba interessante la geografia con le mani, ho risposto, allora lui mi ha stupito dicendo: che difficoltà c’è a immaginarsi il mondo come un videogioco?

*

Il teatro è una trappola tesa allo spettatore, è una caccia, lo devi attirare, convincere, fare tuo… Te lo devi portare a letto, è una questione d’eros, pelle, sudore e seduzione da guadagnarsi ad ogni battuta…

*

Cucinare è costruire lento, non fa per me…

*

“Guardi che anche io vengo da una brutta storia”.

“Lo so”.

“E come fa  saperlo?”

“Non se ne starebbe qui, seduta in una vecchia piscina”.

“Beh, ci sarei venuta comunque passando per questa città”.

“Non credo. Non avrebbe trovato tempo. Avrebbe preferito un giro per negozi. Una visita alla Recoleta, persino un saluto a Evita. Insomma, tutto meno che una vecchia piscina piena di ricordi”.

Forse ha ragione. Ma mettiamo che non debba rimpiangere nulla, anzi. Mettiamo che mio marito mi abbia piantato per una lolita che danza sul ghiaccio e che a me stia bene. Perché sarei venuta?”

“Perché si muore in quello che più ci piace”.

“Cioè, come viene?”

“Lei, evidentemente, stava benissimo allora. La sua felicità è ferma a quei pomeriggi con sua nonna. Ai suoi  tuffi. Il resto è stata solo una parentesi fra quei momenti e questo”.

“E’ un’ipotesi”.

*

E’ stato allora che è venuto fuori tutto. Tipo fuochi d’artificio, chissà da dove, poi. Doveva essere il fuoco ingoiato dal serpente prima di annidarsi nella mia testa. Lo sentivo che c’era. Così mi sono abbassato a guardare quelle foto di gente sconosciuta che se ne stavano infondo ai miei pensieri. Ero un involontario contenitore di biografie altrui. Voltavo le foto e scorgevo attraverso la lettura di una legnate scrittura d’altri tempi: le vite, poche righe – fuggevole compagnia – bastanti a far capire una intera esistenza. Chi ha scritto non doveva avere molto tempo per le futilità, c’era solo l’essenziale. E come in sogno mi sono trovato ad apprezzare ciò che non capivo e mi tormentava.

*

… gonne svolazzanti alzate dai pensieri grassi di quelli che le guardano passare.

*

La musica continua, copre le parole e lascia frastornati. Distrae. Corre indifferente, per altre strade e non sente il grido di dolore. Non può, ha nelle orecchie il dolce suono del giorno che se ne va. Tinta leggera dell’ultima notte. Della vita che scarta di alto e salta, salta, fino a che sale sulle teste, per altre altezze, da dove non si distingue la città. Diventa un pianeta lontano che si guarda con avidità, invidia, note diverse.

*

I nostri occhi persero l’innocenza e si lavarono con il sangue, fummo costretti a crescere in fretta, a consumare in corsa il tempo dei giochi, a fuggire senza nemmeno potersi fermare a singhiozzare, a capire.

*

Non c’è nulla, hai immaginato un mondo solo con te.

Sì, ragazzo, c’è un archivio di desideri che combina il nostro mondo eterno, mettiamo insieme solitari spezzoni di vita, città di vetro, isole di nostalgia a sud delle nostre anime, - bisognerebbe starci attenti con i momenti di sconforto.

Ognuno di noi è Dio, e crea il suo mondo.

*

… e poi figuriamoci non ho mai fatto distinzioni tra uomini, nessuno è meglio di un altro, tutti abbiamo disgrazie e attimi d’infinito, la differenza, se c’è, è nella durata, nella capacità di interrompere o prolungare quelle frazioni di tempo, se ne pigli coscienza godi e freghi, se ti compiaci, ti fotti, no, no, che equilibrio, quella è la morte, non bisogna mai cercare rassicurazioni o stronzate del genere, ma rischiare, prendere, afferrare, portare a sé nell’immediato, domani non è un altro giorno ma solo una bugia che ti ripeti perché non hai coraggio ora, perché non sei sincero adesso…

 

Postilla squisitamente PERSONALE
A parte il titolo stupendo questo libro non mi è piaciuto per niente. Tanti racconti brevi o brevissimi in apertura e due lunghi nel finale. Tra i primi, due sono molto belli Intervista e Medianera, mentre il resto mi sembrano abbastanza inutili. Per quanto riguarda i due lunghi, quello che da il titolo alla raccolta parte da una buona idea che però non basta a mettere in piedi un racconto, mentre il secondo ha uno stile narrativo troppo “spezzato” e risulta "faticoso" e discontinuo nella lettura.

Postato da: subliminalpop alle 09:28 | link | commenti
libri, letteratura, ciriello

venerdì, novembre 23, 2007

Postato da: subliminalpop alle 17:15 | link | commenti
video

“Ho  scelto  di fare  lo scrittore, invece  del  regista o lo sceneggiatore, proprio perché volevo essere da solo e in controllo assoluto del mio universo. Non esiste collaborazione, comitiva o scambio di idee quando scrivi. A quelle ci pensa il vino.”
 
da un'intervista di Alessandra Farkas a Jay McInerney
(Corriere della Sera - 23 Novembre 2007)

Postato da: subliminalpop alle 15:02 | link | commenti (3)
citazioni, letteratura

NE PASSA UNA, ESCE FUORI L’ALTRA
 
Le musica si abbassa progressivamente fino a morire e le luci si accendono all’improvviso.
Andate in pace, la festa è finita.
Due ragazzi del servizio d’ordine iniziano a radunare e incanalare le persone verso l’uscita, quasi fossero dei pastori d’anime di nero vestiti, non proprio paradisiaci serafini insomma.
Mi attardo alla postazione dj per iniziare a mettere tutte le mie cose nella borsa e quando rialzo lo sguardo non c’è quasi più nessuno, trenta, forse quaranta persone. Tanti in piccoli gruppi a chiacchierare, qualcun altro barcollante che ancora segue un ritmo solo suo, ad altre orecchie inesistente, e il resto, quelli che con me hanno organizzato questa festa, stanno già sistemando la sala.
Salto dal palchetto rialzato e quando atterro su un pavimento che solo qualche ora fa era bianco immacolato, mentre adesso sembra una tela di Pollock, sento il peso di tutta la terra messa assieme salirmi dai piedi fino alle spalle, rendendo il mio corpo impacciato, pesante da muovere. Mi giro verso dov’ero solo qualche secondo fa, credendo di avere superato un dislivello troppo alto - quanti metri? sembra domandare la mia faccia stupita -, ma mi rendo conto invece che in realtà si tratta di pochi centimetri. Poi le vedo. Saranno circa una decina di lattine di birra da 50cl, allineate un po’ sulla destra e un po’ dall’altra parte, sul tavolo dal quale per più di due ore ho messo musica e fatto ballare la sala.
Ecco chi è risalito, ecco cosa adesso mi rende insicuro al prossimo passo, praticamente ubriaco fradicio, nonostante questo mi stia portando verso la zona bar, deciso nel voler bere la birra della staffa, l’ultima.
Non faccio in tempo ad arrivarci che mi ritrovo davanti una faccia. Da dove è uscita? Esiste realmente?
“Ciao”.
 
… continua …
 
 
[La versione completa di questa cosa (non postata interamente per questione di fruibilità del blog), che non è né un racconto né una bozza, ma che stagnava sul desktop del mio pc dalla penultima festa a maggio e che ovviamente ha riacquistato vita grazie all’ultima di festa, dove tra l’altro potrebbe esserci qualcosa di fondo in comune anche se non per il sottoscritto, la scaricate QUI.]
 
°°°
 
Michael Bach - Lovers don’t need
Michael Bach - Treading the ground

Postato da: subliminalpop alle 10:06 | link | commenti (10)
me myself and i

giovedì, novembre 22, 2007

PUNTATA DEL 21.11.07
 

Melodium – Kribi (Vilnius)
Amari – 30 anni che non ci vediamo (Scimmie d’amore)
 
Little Name – Tracy & I (How to swim and live)
Irene – By your side (Long gone before summer)
 
Alamo Race Track – The northern territory (Black cat John Brown)
Mother & The Addicts – Roll me on over (Mother and The Addicts)
 
Young Love – Discotech (Too young to fight it)
 
Les Savy Fav – Patty Lee (Let’s stay friends)
Radiohead – Jigsaw falling into a place (In rainbows)
 
White Rabbits – Take a walk around the table (Fort nightly)
Eulogies – Running in the rain (Eulogies)
 
Little Wings – Free bird (Soft pow’r)
Jonah Matranga – You always said you hated San Francisco (And)
 
Alaska In Winter – Rain on every weekend (Dance party in the balkans)
 
[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui] 

Postato da: subliminalpop alle 09:08 | link | commenti
subpop in effemme

mercoledì, novembre 21, 2007

3 x 2
(+ novità + video)
 
Winterpills - The light divides 
 
 Winterpills – Hide me
 
 
 
 Winterpills - July
 
 
 
Cocoon - Friends all died in a plane crash
 
 Cocoon – Seesaw
 
 
 
 Cocoon - Vultures
 
 
 
The Poison Control Center - A collage of impressions 
 
 The Posion Control Center – Make love a star
 
 
 
The Posion Control Center – Magic circle symphony

 
 
* disco repeat

°°°

Nasce sotto la sapiente regia di Colas una nuova etichetta discografica, la 42 records, e quale migliore inizio di una compilation interamente e gratuitamente scaricabile da qui? In bocca al lupo!

 
 
 
 
°°°
  

 

Postato da: subliminalpop alle 09:44 | link | commenti (4)
musica, 3x2

martedì, novembre 20, 2007

da “Senza polvere senza peso” di Mariangela Gualtieri – Einaudi
(prima parte)
 
Un avamposto di pietra
m’era cresciuto nel petto come
dolore di un altro che s’infila
e forma uncino e piccagli.
Io non so cosa sia questa
di colpo nostalgia
questo pezzo mancante
che mi reclama a sé
da un umano piangere per niente
e non avere dove
posare il capo.
 
*
 
Sento le canoniche ore le canoniche
mezze ore sbattermi ai piedi coi
loro occhi minuti.
 
*
Perché credo ancora nel segreto
ficcato dentro una foglia o un frutto
se credo alla tua faccia di ragazzo
spettinato, se credo a tutto, a tutto,
è per avventurarmi anche il lunedì
quando le sale sono chiuse e
sembra così lungo il tempo
così abbandonate le creature del mondo.
Se credo se credo se rido alle cose
invisibili, se chiedo le cose impossibili,
se mi batto col vento, se sbando di
continuo, se mi affanno,
è il mio gioco battagliero
di indispettire quel cielo ostinato
che si nasconde dietro al nostro cielo.
Mostra solo i suoi buchi di luce
quando dormiamo.
 
*
 
E tu prendimi, portami con te
come un incendio nelle tue abitudini.
 
*
 
Quel tuo nome che non sappiamo
cantare per intero
tu che spingi le cose fino alla fessura
di questo mondo e le corredi
d’ombra e di mistero.
Niente tu sei. Il più bel
niente in attesa che il respiro
si faccia orma terrestre,
segno, piega, spigolo e lato
e forma. Attesa e segno.
 
3 agosto
 
*
 
Vorrebbe dire quelle parole
sentire quella felicità
quella patria delle dolcezze.
 
Fare giorno per via di parole d’oro.
 
Ma c’è correre, c’è moto confuso,
c’è patimento di stami rotti, antenne
che ricevono male, guaiti dentro
il petto, rintocchi di pena.
 
Smettere la corsa.
Restare dove si cade, unire le mani
non fingere più.
 
*
 
Vado dentro un delirio. Mi prende.
Mi arrendo. Voglio sapere tutto. Svengo.
Io sono morendo sono scrostando scrostando.
Sono morendo morendo. MI spezzo.
Sono tutta fango. Poi rinasco fiore. Lasciatemi
in pace. Lasciatemi la pace per dopo.
Quando torno se torno. Adesso vado via.
Dove non si vede. Scivolo giù. Costeggio
un gran vuoto. Adesso rinasco. Butto
questa greppia, le vecchie parole, passo per
una muffa micidiale, per i vortici delle
attese, in quello scomparire ci passo.
Non resto. Mi assento.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Fate un favore alla poesia, ancora di più perché italiana in questo caso, ma soprattutto fate un favore a voi stessi, comprate questo libro e leggetelo che ne vale decisamente la pena.

Postato da: subliminalpop alle 09:18 | link | commenti (12)
poesia, libri, gualtieri

lunedì, novembre 19, 2007

Foto By KonradATTENDERE PREGO
(il giorno dopo…)
 
Alzarsi a mezzogiorno dopo essere arrivato a casa poche ore prima e ritrovarsi in un mondo ovattato e traballante.
Guardare una puntata di Passpartout mentre mangi dei bocconcini di mozzarella, l’unica cosa in grado di essere digerita dal tuo corpo in stato confusionale.
Riaddormentarsi sul divano dopo la fine delle due cose di cui sopra.
Svegliarsi in tempo per l’appuntamento fisso con la partita di calcetto che, come da previsioni, vedrà una prestazione inesistente, dove sarà già tanto se sarai in grado di renderti conto che la palla sta arrivando nella tua direzione, ma almeno qualche tossina verrà espulsa.
Ritornare a casa finalmente un po’ più presente e metterti a scrivere come non facevi da almeno due settimane, impegnate a organizzare quanto successo in quel di ieri sera, al quale adesso inizi a ripensare.Foto By Alessandro
Sorridere quando ti rendi conto che per l’ennesima volta hai avuto la conferma che per una persona come te, diciamo non proprio un campione in discipline di socievolezza, l’avere sottomano una consolle è come la cabina telefonica per Clark Kent. Peccato che lui diventi un supereroe e io una bestia.
Fissare lo sguardo nel vuoto, senza particolari alla vista, e provare una strana sensazione di velata tristezza che non dovrebbe avere senso, derivando da una serie di cose talmente naturali quanto inevitabili; il tempo non si può fermare, vero?
 
Colgo quindi l’occasione per scusarmi se q