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Ogni martedì, dalle 22 alle 23, conduce il programma radiofonico: SubliminalPop in effemme.
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(In replica la domenica a mezzanotte) - TRANSMISSION STOPPED

SCRIVERE:
??/02 - Un racconto, Jack, pubblicato nell'antologia dei finalisti al Premio Letterario Internazionale Il Molinello.
??/03 - Una poesia, Se il ceppo non si spacca a metà, pubblicata nell'antologia dei finalisti al Premio Montagna Viva.

01/04 - Un racconto, Work in progress, pubblicato nella raccolta di autori under 30 "Dammi Spazio". Pubblicata dalla casa editrice Il foglio ad inaugurazione dell'omonima collana (ISBN 88-88515-78-X).
04/04 - Una poesia, Gummo Flash, pubblicata insieme a una breve biografia, nella sezione New Talent's Lab del mensile Kult.
10/04 - Un racconto, Giuoco calcio, pubblicato (qui), da quelli di FaM.
03/05 - Una poesia, Anima, pubblicata nell'antologia "Navigando nelle parole" delle Edizioni Il Filo (ISBN 88-7842-087-5)
03/06 - Una poesia, Lineamenti, pubblicata nell'antologia "Poeti lombardi", edita dalla Giulio Perrone Editore (ISBN 88-6004-035-3).
03/07 - Un racconto, Condizioni Binarie, pubblicato nell'antologia "Tempo Scaduto", edita dalla Eumeswil Edizioni (ISBN 88-8937-819-0).

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28 Woven Hand @ Music Drome
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Questa sera inizia la terza stagione di SubliminalPop in effemme che si sposta al martedì, sempre dalle 22 alle 23 (in replica la domenica a mezzanotte), sulla frequenza 89.4 di Ciao Como Radio per i locals e in streaming per tutti gli altri qui o qui.
Y: …
X: Nooo, è già finito anche Sex and The City.
The Agronomist
Biutiful cauntri
Doomsday
(Regno Unito - 2008)
Le morti di Ian Stone
Peccato perché i primi venti minuti non erano malaccio…
LA LEZIONE DEL WEEKEND
Ormai, a una certa età, si dovrebbe sapere che se il "dj" mette revival e pessime hit commerciali dell'estate appena finita, non servirà a niente nemmeno trasformare la propria testa in una boccia ripiena di birra con il cervello che ci sguazza dentro come un pesciolino da fiera.
Ma anzi, la maledizione ti perseguirà anche il giorno dopo, passato in hangover d'ordinanza, sotto forma di inutili cover band che inizeranno a suonare nella piazza sotto casa tua alle 2 di pomeriggio fino a sera inoltrata.
Per fortuna venerdì c'è questo.
però, nonostante sia stata la stanza più costosa da noi presa (900rp contro una media di 500rp), perché svegliarsi alla mattina su quel balcone, con tanto di scimmie passeggianti, che dava direttamente sul Gange aka “big mother Ganga” e su un ghat frequentato solo da indiani, non ha veramente prezzo. Per non parlare della distanza irrisoria al più importante burning ghat di Varanasi.
Premettendo che il sottoscritto è sempre molto affascinato e altrettanto morboso per un certo tipo di “strana quotidianità” locale, ovunque esso si trovi, i burning ghat sono qualcosa di realmente interessante. Si tratta di piattaforme di cemento della dimensione di una decina di metri quadrati affacciate sul Gange, dove vengono installate svariate pire funerarie, che altro non sono che cataste di legna dove sopra verranno poi depositati i defunti e fatti bruciare fino a ridurli in cenere. In quello che avevamo di fianco, vanno avanti 24 ore su 24, bruciando 200 cadaveri circa al giorno. I corpi vengono avvolti in un sari, poi immersi nel Gange, cosparsi di oli e spezie, e infine messi sulla pira. Ci sono tipi di legno più pregiato e altri meno, da qui si riconosce la ricchezza di una famiglia, le donne non possono partecipare alla cerimonia, ma stanno a casa a pregare e la cosa più strana di tutte, che ci è stata fatta notare da un signore che ci spiegava alcuni particolari, nessuno piange! Le ceneri poi vengono sparse nel Gange, addirittura sotto al ghat c’è un ragazzo nell’acqua fino alla vita che setaccia in cerca dei rimasugli di oro e argento, i gioielli delle donne, che verranno utilizzati successivamente come “fondo gestione” del burning ghat. Se avete avuto un moto di ribrezzo al pensiero di quanta cenere di corpi umani ci sia in quel fiume, aggiungo che i bambini e i sadhu, in quanto ritenuti esseri puri, non vengono bruciati, ma bensì gettati in mezzo al Gange con una pietra al collo (e ho visto più di una persona lavarsi i denti direttamente nel fiume).
Varanasi è una città molto calda (sarà che abbiamo trovato solo giornate di sole) che vive in bilico tra la tradizione e un’alta affluenza di turisti, anche se, devo essere sincero, questa commistione è molto meno fastidiosa rispetto ad altre parti dell’india, anche perché quell’alta va relativizzato alla massa d’indiani nella quale si confonde. Tra la zona dove stavamo noi, che alla sera con i suoi frequenti blackout diventa un labirinto ad ostacoli intervallato da lumini isolati e da canti provenienti dagli svariati tempi, e quella più a sud dove si trovano molteplici tipi di negozi e tanti piccoli ristoranti ricavati in ogni possibile spazio in grado di contenere qualche tavolo, l’atmosfera è sempre suggestiva. Come lo è fare una gita in barca,
che sia all’alba e al tramonto, per osservare la vita che si svolge sui numerosi ghat (sicuramente più di 300 nei dintorni). In questa occasione (l’avevo detto che ci sarei tornato sopra) ho realizzato quanto sia fuorviante l’aspetto fisico degli indiani nel giudicare la loro età. Il ragazzo che ci ha accompagnato avrei detto fosse intorno ai 35 anni, peccato che dopo poco abbiamo invece scoperto che ne aveva 26 e da 5 era sposato con due figli. E non si tratta solo di una questione puramente fisica, lo si intuisce anche dai modi di fare, dal relazionarsi con la loro vita, ahimè, spesso non troppo agiata. Molto probabilmente tutto questo è dovuto alle condizioni fisiche e sociali nelle quali sono abituati a vivere, ma sono sicuro che tanto altro è anche frutto del loro credo, religione e spiritualità.
Rishikesh è stata l’ultima tappa, improvvisata visto che in teoria doveva andare a Calcutta, ma poterci stare solo due giorni e spendere quasi 100 euro di volo interno per poi tornare a Delhi (un quinto di quanto speso nell’intero viaggio), ci sembrava uno spreco evitabile.
con la quale può capitare di incontrare una coppia di ebrei ortodossi, kippah e classici peot compresi, tra una moltitudine di fedeli indu.
Once
Animals In Love
Ai confini del paradiso
Paz!
Tra gli episodi migliori: “La finestra”, “La vendetta dei dinosauri” e “il difetto del disegno”.
"Ora che c'è tempo non hai tempo."* David Foster Wallace, whose darkly ironic novels, essays and short stories garnered him a large following and made him one of the most influential writers of his generation, was found dead in his California home on Friday, after apparently committing suicide, the authorities said. (...) 
DAVID FOSTER WALLACE
(21.02.62 - 21.09.08)
R.I.P.
* da "Brevi interviste con uomini schifosi"
(tanto per giustificare ancora una volta il sottotiolo del blog, come se ce ne fosse bisogno)
Taj l’hanno già visto tutti” (alludendo alle immagini che sicuramente ognuno di noi ha avuto davanti agli occhi almeno una volta nella propria vita). Devo dare ragione invece alla ragazza tedesca che a Jaipur era stata di tutt’altro avviso: “Vacci perché è un’esperienza”. Infatti è stato così. Nonostante le migliaia di persone, il tempo incerto prima e il diluvio poi, varcata la soglia di ingresso si rimane letteralmente ammutoliti davanti al suo profilo e all’imponenza, se poi ci si sofferma a pensare che è solamente la tomba di una moglie…
grandi si vedono muri di casse che pompano musica a tutto volume fino a tarda sera (qui per la prima volta mi sono veramente interessato a un’artista locale, ahimè però non riuscendo ad ottenere informazioni su chi fosse). mangiare con noi. A tavola non hanno voluto niente, se non un paio di bibite, e hanno continuato ad erudirci sulla vita in India, nella fattispecie a Khajurhao, dove però non vanno a scuola, visto che pare gli insegnanti fumino in classe, saltino le lezioni, etc., insomma non proprio un educazione modello. La frequentano un mese sì e uno no (passato quest’ultimo a cercare di imparare l’inglese dai turisti, evitando però gli sguardi di quelli del nuovo villaggio), in un’altra cittadina a un centinaio di chilometri di distanza, per un costo di 80 euro compreso vitto e alloggio, di certo non economico per gli standard indiani. La cosa che mi ha colpito di più, quando hanno iniziato a chiederci se avevamo la ragazza in Italia e continuando mimando fantasiosi amplessi con quella stupidità innocente che si ha quell’età, è che non sapevano minimamente cosa fosse l’AIDS.
Mockingbird, Wish Me Luck – You got a friend to lean
°°°
Cliccate sulle foto per ingrandirle, altre con calma verranno messe on-line qui.
X & Y
(eXoterico)
X: Ho fatto questo viaggio per scoprire anche qualcosa di me stesso.
Y: E non ti è piaciuto quello che hai trovato...
X: Infatti lo lascio qui!
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