Subliminal Pop Concept

Quando hanno spiegato le mezze misure, ero assente.

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Ogni martedì, dalle 22 alle 23, conduce il programma radiofonico: SubliminalPop in effemme.
Sulla frequenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui.
(In replica la domenica a mezzanotte)



SCRIVERE:

??/02 - Un racconto, Jack, pubblicato nell'antologia dei finalisti al Premio Letterario Internazionale Il Molinello.
??/03 - Una poesia, Se il ceppo non si spacca a metà, pubblicata nell'antologia dei finalisti al Premio Montagna Viva.

01/04 - Un racconto, Work in progress, pubblicato nella raccolta di autori under 30 "Dammi Spazio". Pubblicata dalla casa editrice Il foglio ad inaugurazione dell'omonima collana (ISBN 88-88515-78-X).

04/04 - Una poesia, Gummo Flash, pubblicata insieme a una breve biografia, nella sezione New Talent's Lab del mensile Kult.
10/04 - Un racconto, Giuoco calcio, pubblicato (qui), da quelli di FaM.
03/05 - Una poesia, Anima, pubblicata nell'antologia "Navigando nelle parole" delle Edizioni Il Filo (ISBN 88-7842-087-5)
03/06 - Una poesia, Lineamenti, pubblicata nell'antologia "Poeti lombardi", edita dalla Giulio Perrone Editore (ISBN 88-6004-035-3).

03/07 - Un racconto, Condizioni Binarie, pubblicato nell'antologia "Tempo Scaduto", edita dalla Eumeswil Edizioni (ISBN 88-8937-819-0).



° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °


ASCOLTO...

The Pains of Being Pure at Heart - Om.
Barzin - Notes to an Absent Lover
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subpop in effemme





 

 
lunedì, marzo 03, 2008

IO E TE, TU ED IO
 
Quando sono entrato in casa, dopo la doccia e un’insolita partita di calcio, alla quale avevo accettato di partecipare solo per scaricarmi dalla tensione di due settimana lavorative ad alto tasso di stress, mi sembrava una serata come tante altre, nonostante fossero le undici e un quarto di un venerdì sera morto in partenza.
Dopo aver parcheggiato la macchina, sulla via di casa avevo anche abbandonato l’idea di provare a vedere se riuscivo in extremis a mettere in piedi una straccio di serata, una semplice birra al banco, cercando magari tra i numeri più impolverati del mio cellulare.
“Ogni tanto va così”, stavo dicendo tra me e me salendo le scale, “non è legge che al venerdì si debba stare in giro tra la gente”.
Una volta entrato ho tirato fuori la roba bagnata dalla borsa, preso una birra dal frigo, messo un cd nello stereo e mi sono seduto davanti al pc a sistemare un po’ di lavori arretrati, visto che nelle due ultime settimane l’unica cosa che volevo fare alla sera era sdraiarmi sul divano, se non addirittura direttamente a letto.
Alla fine della prima bottiglia, con la convinzione acquistata precedentemente che andava via via sfumando, soprattutto per la presa di coscienza che era la sesta sera di fila che non mettevo piede fuori da casa, mi sono girato, pronto per alzarmi e andare a prendere una seconda birra, quando l’ho visto.
“Cazzo!”, ho esclamato, pietrificandomi all’istante sulla sedia di legno nera. Mi sono rigirato di scatto, cercando di rintracciare immediatamente nella mia memoria quell’angolo di stanza che chissà quante volte avevo visto e, così facendo, scacciare la paura che stava invadendo ogni centimetro della mia pelle. “Di solito lì c’è l’aspirapolvere” mi sono detto, fissando il portapenne sulla scrivania, come se in quel giallo fosforescente potessi materializzare la mia convinzione.
Non so quanto tempo sia passato, secondi, minuti o ore? E nemmeno come io abbia trovato il coraggio di voltarmi di nuovo, ma l’ho fatto. E quando questo è successo, nell’angolo non c’era più una figura dai contorni sfumati, anche se innegabilmente umana e viva, men che meno la tanto immaginata aspirapolvere, ma era chiaramente un bambino.
Se ne stava seduto sul pavimento, le gambe, cinte dalle braccia, contro il petto, e la testa incassata nelle spalle. Indossava un pigiama di quelli infantili, stretti alle caviglie e sui polsi, dondolandosi ritmicamente prima sui talloni e poi sulle punte dei piccoli piedi nudi, senza però mai fare anche solo intravedere il volto.
Avrei potuto scuotere la testa, come per scacciare una brutta visione, oppure mettermi ad urlare, sperando in qualcuno che sarebbe venuto a salvarmi, ma non riuscivo a pensare a niente e nemmeno a muovermi. Sono rimasto immobile a fissare il suo ritmico movimento, come ipnotizzato.
Poi, all’improvviso, ha smesso di dondolare, ha alzato la testa e finalmente ho visto il suo volto. Sono sobbalzato sulla sedia per l’improvvisa mutazione della situazione, facendo cadere il portapenne fosforescente e rompendo così il silenzio dentro il quale sembravamo esserci allontanati.
Avrà avuto al massimo sei anni, le guance arrossate come dopo una giornata di giochi all’aria aperta, la bocca piccola chiusa in una espressione neutrale, ma quando mi sono soffermato sui suoi occhi e i nostri sguardi si sono finalmente incrociati, ho sentito un brivido risalire tutta la mia colonna vertebrale, per poi propagarsi in ogni terminazione nervosa del mio corpo. Le sue iridi mi sono sembrate gialle sul momento, come quelle dei predatori notturni, e anche se dopo poco mi sono reso conto che non erano di quel colore, non ero comunque in grado di stabilire di quale altro fossero, sembravano sfumate, come un canale televisivo male sintonizzato. Anche il suo sguardo infatti sembrava neutro, come se il fatto di trovarsi nella mia casa, in mia presenza, non suscitasse in lui la benché minima emozione o reazione. Io invece mi sentivo a disagio nel dover sopportare quello sguardo a me indecifrabile. Poi, come se lui avesse capito il mio stato e se ne fosse fatto carico, ha compiuto mezzo giro su se stesso, dandomi le spalle e rincominciando il suo dondolio ritmico. Solo che adesso la testa non era più incassata nella spalle, ma protesa in avanti, facendola così sbattere contro il muro. Toc, toc, toc, toc. Probabilmente sarei stato in grado di rigirarmi, ignorare fintamente quel rumore sordo, e attendere le prime luci dell’alba, convinto che queste l’avrebbero fatto scomparire come accade con i brutti sogni.
Invece no. Sono rimasto nel mio angolo ad osservare quello opposto, la sua nuca fare avanti e indietro, sentendo quel ritmico rumore toc, toc, toc, toc, mentre le pareti della stanza si allargavano, sul pavimento iniziava a crescere una moquette gialla, comparivano due letti perpendicolari dal lato delle testiere ricoperte di adesivi e una grande finestra a bovindo si allungava affacciandosi su un terrazzo ancora più immenso. Una voce lontana, ma chiaramente udibile, mi diceva di smetterla, di non fare così. D’istinto ho chiuso gli occhi, ho strizzato le palpebre talmente forte che sarebbe stato quasi naturale ritrovarmele irrimediabilmente incastrate una sopra l’altra, per poi riaprirli di scatto e ritrovarmi nella mia casa, seduto sulla sedia di legno nera e il bambino ancora nell’angolo. Toc, toc, toc, toc.
Io non ho fatto niente, o meglio non mi sono reso conto di averlo fatto. E invece mi sono alzato, sono rimasto immobile, in piedi, osservando con determinazione il pigiama che si tendeva sopra la piccola schiena del bambino che stava ancora picchiando la testa contro il muro. Toc, toc, toc, toc. Mi sono avvicinato e una volta sedutomi dietro di lui, l’ho abbracciato, impedendo a quel rumore di propagarsi oltre tra noi due. Lui al contatto con il mio corpo si è bloccato immediatamente. Io ho annusato il suo odore: sapeva di sonno, infelicità infantile e troppa vitalità assieme. Ho appoggiato la mia testa alla sua, avvicinando la bocca al suo orecchio e sussurrandogli: va tutto bene, non farlo più adesso.
Poi è iniziato a piovere. Allora ho stretto più forte il bambino che iniziava a tremare, mentre osservavo di sottecchi le grosse gocce che inzuppavano il tappeto, i libri sfrangiarsi, le tende colorarsi di un rosso sempre più cupo, fino a quando non ho più capito se erano le mie o le sue, le lacrime che ci stavano sommergendo.
  
°°°
Lykke Li – Complaint department

Postato da: subliminalpop alle 09:43 | link | commenti (6)
me myself and i


Commenti
#1   03 Marzo 2008 - 14:41
 
questo post mi fa sembrare tutto il resto superfluo, oggi.
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#2   03 Marzo 2008 - 16:12
 
ci piace!smart più uno
utente anonimo

#3   03 Marzo 2008 - 17:04
 
@frieda_f - il tuo commento mi fa molto piacere.

@smart - bene, vuol dire che sta già crescendo bene...
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#4   03 Marzo 2008 - 17:06
 
io ho scritto una lettera, molti post fa. Iniziava con "cara me seienne".
adesso sono sicura che quella lettera è in una cameretta con i fiori azzurri, a fino mornasco, e c'è una bimbetta che ogni tanto se la legge. Mi pare più leggera (sebbene quella mocciosetta io la conosco, so quanto sia testarda, e sono sicura che finirà a fare lo scientifico e a prendere tutti gli anni matemetica a settembre, rimandata con 4)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente 06yukiko

#5   03 Marzo 2008 - 20:21
 
è per questo che ti voglio bene.
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#6   04 Marzo 2008 - 12:54
 
il duro lavoro ti dona...peccato che i restanti 9/10 dell'anno li passi a cazzeggiare....
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Commenti
 

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